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Protezione delle mani

Premessa generale

Il Testo Unico Sulla Salute E Sicurezza Sul Lavoro interamente scaricabile da questo link

https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/Documents/Testo%20Unico%20sulla%20Salute%20e%20Sicurezza%20sul%20Lavoro/Testo-Unico-81-08-Edizione-Giugno%202016.pdf

alla sezione Titolo III Capo 2 "USO DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE" apre testualmente:

Si intende per dispositivo di protezione individuale, di seguito denominato “DPI”, qualsiasi attrezzatura destinata ad essere
indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la
sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo... i
DPI devono essere conformi alle norme di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1992 n. 475(N)79, e successive modificazioni...
devono inoltre:
a) essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé un rischio maggiore;
b) essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
c) tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;
d) poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità. ...

Nella scelta dei DPI, è importante conoscere il significato della “Categoria”; tutti i DPI sono infatti classificati per
Categorie di Rischio (Categoria I - Categoria II - Categoria III) da cui devono proteggere gli utilizzatori:

CATEGORIA I
Comprende i seguenti rischi “minimi”
1) Lesioni meccaniche superficiali
2) Contatto con prodotti per la pulizia poco aggressivi; Contatto prolungato con l’acqua
3) Contatto con superfici calde non superiori a 50°C
4) Lesioni oculari dovute all’esposizione alla luce del sole (diverse dalle lesioni dovute all’osservazione del sole)
5) Condizioni atmosferiche di natura non estrema

CATEGORIA II
Comprende i rischi diversi da quelli elencati in Categoria I e Categoria III

CATEGORIA III
Comprende esclusivamente i rischi che possono causare conseguenze molto gravi quali morte o danni irreversibili
alla salute, con riguardo a quanto segue
1) Sostanze e miscele pericolose per la salute
2) Atmosfera con carenza di ossigeno
3) Agenti biologici nocivi
4) Radiazioni ionizzanti
5) Ambienti ad alta temperatura con effetti comparabili a temperatura aria di almeno 100°
6) Ambienti a bassa temperatura con effetti comparabili a temperatura aria di almeno -50°
7) Cadute dall’alto
8) Scosse elettriche e lavoro “sotto tensione”
9) Annegamento
10) Tagli da seghe a catena portatili
11) Getti ad alta pressione
12) Ferite da proiettile o da coltello
13) Rumore nocivo

Premessa generale

Il Testo Unico Sulla Salute E Sicurezza Sul Lavoro interamente scaricabile da questo link alla sezione Titolo III Capo 2 “USO DEI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE” apre testualmente:

Si intende per dispositivo di protezione individuale, di seguito denominato “DPI”, qualsiasi attrezzatura destinata ad essere
indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la
sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo… i
DPI devono essere conformi alle norme di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1992 n. 475(N)79, e successive modificazioni…
devono inoltre:
a) essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé un rischio maggiore;
b) essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
c) tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;
d) poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità. …

Nella scelta dei DPI, è importante conoscere il significato della “Categoria”; tutti i DPI sono infatti classificati per
Categorie di Rischio (Categoria I – Categoria II – Categoria III) da cui devono proteggere gli utilizzatori:

CATEGORIA I
Comprende i seguenti rischi “minimi”
1) Lesioni meccaniche superficiali
2) Contatto con prodotti per la pulizia poco aggressivi; Contatto prolungato con l’acqua
3) Contatto con superfici calde non superiori a 50°C
4) Lesioni oculari dovute all’esposizione alla luce del sole (diverse dalle lesioni dovute all’osservazione del sole)
5) Condizioni atmosferiche di natura non estrema

CATEGORIA II
Comprende i rischi diversi da quelli elencati in Categoria I e Categoria III

CATEGORIA III
Comprende esclusivamente i rischi che possono causare conseguenze molto gravi quali morte o danni irreversibili
alla salute, con riguardo a quanto segue
1) Sostanze e miscele pericolose per la salute
2) Atmosfera con carenza di ossigeno
3) Agenti biologici nocivi
4) Radiazioni ionizzanti
5) Ambienti ad alta temperatura con effetti comparabili a temperatura aria di almeno 100°
6) Ambienti a bassa temperatura con effetti comparabili a temperatura aria di almeno -50°
7) Cadute dall’alto
8) Scosse elettriche e lavoro “sotto tensione”
9) Annegamento
10) Tagli da seghe a catena portatili
11) Getti ad alta pressione
12) Ferite da proiettile o da coltello
13) Rumore nocivo

Protezione delle mani

Dai più recenti studi effettuati in ambito UE, 1 milione di incidenti, in un solo anno, coinvolgono braccia e mani, causando abrasioni, strappi, traumi, ustioni, e tagli, definibili "superficiali" ; numerosissimi sono i disturbi muscolari e/o scheletrici, derivanti da una ripetitiva sottovalutazione di eventi apparentemente superabili come strappi, stiramenti e traumi, che portano il lavoratore a intraprendere lunghissime pratiche riabilitative; la radice del problema è una non-corretta valutazione del rischio
I danni collaterali per le aziende sono incalcolabili specie per le conseguenze derivanti da infortuni alle mani che necessitano di riabilitazioni e tempi recupero molto lunghi; il lavoratore non è quindi più in grado di compiere lavori in cui servano esperienza e destrezza proprio nella manualità, e risulta complesso e oneroso ricreare le medesime abilità in un nuovo lavoratore dovendo nel frattempo ricollocare a altre mansioni, il lavoratore non più abile. La prevenzione, sotto l'aspetto dei potenziali danni economici e produttivi, conviene sempre, alle aziende per evitare costi assicurativi, sanzioni, costi sanitari, tempi riabilitativi e perdite di produttività
La maggior parte di questo genere di infortuni sono evitabili con un corretto impiego di guanti idonei allo specifico utilizzo, sottintendendo la pericolosità insita nell'impiego di guanti non idonei, che paradossalmente neanche limitano ma piuttosto aumentano la possibilità di incidenti
La prima causa di un mancato utilizzo o di un errato utilizzo dei guanti, risulta essere proprio il lavoratore, che per favorire le abilità manuali, tende a utilizzare guanti meno protettivi o addirittura a non utilizzarli per niente. L'azienda ha quindi il compito fondamentale di esercitare un controllo costante obbligando il proprio personale all'adozione delle protezioni, ed è anche possibile anche conciliare la necessità di proteggere con il desiderio di una maggiore libertà di movimento, utilizzando i più recenti ritrovati della moderna tecnologia che rendono disponibili sul mercato guanti straordinariamente resistenti sottili e aderenti
Da ciò si comprende che ancora una volta alla base del problema c'è il basso livello di conoscenza e di informazione prevalentemente da parte delle aziende che limitano la propria capacità di affrontare il tema, concentrando la propria attenzione verso un costo competitivo. Guardare ossessivamente i costi degli apparati protettivi, i guanti in questo caso, allontana la possibilità di accedere a prodotti che devono costare di più perché valgono di più; concentrarsi sui costi spegne perfino l'interesse e la conoscenza portando l'imprenditore o il suo delegato agli approvvigionamenti, a ignorare volutamente articoli a costo più elevato prescindendo dai motivi che invece giustificano pienamente un maggior costo. Tenute presenti queste considerazioni, se il lavoratore è incline a non utilizzare guanti o a utilizzare guanti non-idonei, la principale responsabilità è culturale, ed è in capo all'azienda che per i motivi spiegati, sorvola sui controlli, e non impiega i giusti dispositivi ignorando la conoscenza tecnica e l'evoluzione oggi raggiunta
Una scelta corretta è scegliere un fornitore in grado di individuare i requisiti specifici del guanto e di proporre più di una soluzione, coinvolgendo attivamente la forza lavoro che in area test diviene decisiva per la scelta finale per idoneità e anche per il confort. Questa consulenza a tre deve essere sempre attiva e aperta, perché la migliore soluzione non debba mai essere considerata definitiva, aprendosi in tal modo alle continue evoluzioni tecnologiche negando totalmente il concetto di risparmio a favore del concetto di sicurezza conveniente
Per avere una panoramica abbastanza chiara sulle produzioni di guanti oggi disponibili sul Mercato, va fatta una prima importante distinzione tra due macro-categorie: Guanti Riutilizzabili e Guanti Monouso
I Guanti Riutilizzabili sono fabbricati pensando al loro specifico utilizzo, ed è in questo modo che andiamo a presentarli
I Guanti Monouso invece, possono avere destinazioni di uso assolutamente trasversali e vengono scelti dall'utilizzatore professionista sulla base del materiale di cui sono fatti, dello spessore, e della resistenza

GUANTI RIUTILIZZABILI – SETTORE MECCANICA – AMBIENTE ASCIUTTO

In questa sessione sono presenti guanti aderenti alla mano (fit) per assicurare una destrezza nella manipolazione di oggetti anche piccoli (come viti e bulloni), una buona manualità per l’impugnatura di utensili per sblocco e serraggio (giraviti e chiavi) e addirittura anche l’interazione con touch screen, muovendosi però in strutture meccaniche (come ad esempio le autovetture in un’officina riparazioni) dov’è alto il rischio di taglio, è possibile scottarsi, e dove si è in presenza di grassi e residui oleosi laddove è meglio evitare il diretto contatto con la pelle
La parte interna contiene gli elementi di comfort, per la traspirabilità, la prevenzione delle allergie; deve evitare sfilamenti accidentali e proteggere dall’esterno; può essere in cotone, nylon, poliestere o in HPPE (high performance polyethene); può facilmente essere “ingegnerizzata” utilizzando fibra di vetro o anche acciaio
La parte esterna contiene gli elementi protettivi per la prevenzione da sporco, da abrasioni e da tagli, come il nitrile o il poliuretano, ma anche gli elementi di contatto che devono assicurare la presa evitando lo scivolamento, come la gomma siliconica e la puntinatura

Molta attenzione viene dedicata al polsino, che sempre elastico e aderente, deve assicurare benessere, tenuta, ma anche protezione al polso, punto delicatissimo del corpo umano
Il modo in cui il fabbricante combina tali elementi interni ed esterni, genera un guanto a bassa protezione con un’alta capacità tattile e quindi un’ottima manualità, oppure genera un guanto ad alta protezione contro tagli e ustioni, ma con uno spessore tale da limitare la capacità di manovrare piccoli oggetti. Oggi, invece, con le moderne tecnologie, si riducono sempre più gli spessori e si incrementa sempre più il grado di protezione

GUANTI RIUTILIZZABILI – SETTORE MECCANICA – AMBIENTE OLEOSO

Rispetto alla sessione precedente, in questo caso viene posta maggiore attenzione alla impermeabilità del guanto verso olii e lubrificanti che non devono assolutamente contaminare la pelle; per lo più cotone interno e nitrile esterno, nelle varie declinazioni optando per l’aderenza o per un facile sfilamento. Allontanandosi dai modelli più commerciali, è possibile trovare guanti con straordinarie caratteristiche di grip per consentire una sicura presa di oggetti lisci, pesanti, e soprattutto oleosi

GUANTI RIUTILIZZABILI – SETTORE MOVIMENTAZIONE – AMBIENTE ASCIUTTO

Questo è il genere più diffuso di guanti, sia per il criterio classico di costruzione, sia per il larghissimo impiego prevalentemente nei magazzini per la movimentazione delle merci. Non aderenti, in pelle bovina esterna e interna, negli ultimi anni stanno vedendo in affiancamento alla forma classica, anche una forma più moderna, con doppio colore, rinforzi, e polsini con blocco a velcro. La protezione di questo tipo di guanto è assolutamente generica e moderata sotto qualsiasi aspetto

GUANTI RIUTILIZZABILI – SETTORE CHIMICO

Nel settore Chimico la tendenza è nell’utilizzo di materiali consistenti e di comprovata qualità, perché il rischio è più alto e i potenziali danni, più frequenti e gravi
Largamente impiegato è il nitrile con eventuale presenza di felpatura nella parte interna; la lunghezza standard va dai 30 ai 50 cm arrivando normalmente anche ridosso del gomito, ed è abbastanza normale che lo spessore arrivi a mezzo centimetro. Il colore che comunemente identifica questo prodotto è il verde
Il neoprene, talvolta combinato con il lattice naturale, e sempre con felpatura interna, viene impiegato per guanti di lunghezza media (33cm) con spessori che arrivano a 0,7 cm, laddove serva un importante isolamento termico verso il caldo e/o verso il freddo. Il colore che comunemente identifica questo prodotto è il nero/blu-notte
Le caratteristiche del lattice naturale sono talvolta indispensabili anche nel Chimico, consentendo di disporre di spessori che superano il centimetro e sfiorano il centimetro e mezzo, offrendo in tal modo elevatissima protezione dalle temperature ambientali calde o fredde, ma anche da calore da contatto (100° per 15sec). Il lattice naturale, nella composizione a nido d’ape, offre anche un’ottima possibilità di presa per oggetti bagnati e genericamente nel settore alimentare dov’è molto apprezzato; Le lunghezze comunemente disponibili per questo genere di prodotto vanno dai 30 ai 60 cm; le colorazioni più comuni sono il nero (per il guanto lungo) e il bicolore blu, il giallo-blu, o anche il giallo (per il guanto corto)
Per la scelta del giusto guanto per il Chimico, è fondamentale partire dalla considerazione delle sostanze manipolate, e stabilire la categoria in cui ricercare. La maggior parte del mercato richiede rispondere alla specifica Prodotti Chimici 3a categoria Tipo A ≥ 7, 3a categoria Tipo A ≥ 6, e 1a categoria

Non tutti sanno che i guanti creati per il Chimico trovano largo impiego anche nell’industria alimentare laddove è necessario maneggiare alimenti da 40 a 100°. Il colore che comunemente identifica questo genere di prodotto è il verde, il blu, il bicolore blu, il giallo-blu, o anche il giallo

GUANTI RIUTILIZZABILI – PROTEZIONE RISCHI ELETTRICI

Anche per questo settore, la tendenza è nell’utilizzo di materiali consistenti e di comprovata qualità, perché il rischio è alto e i potenziali danni, più gravi
Il materiale largamente impiegato è il lattice naturale accuratamente confezionato per proteggerlo dal potenziale degrado dei raggi UV; la lunghezza va da un minimo di 28 a un massimo di 40 cm; gli spessori disponibili sono da 1 a 4 mm circa; i guanti dielettrici vanno sostituiti anche se integri, poichè soggetti a scadenza. Il colore comunemente utilizzato nella fabbricazione di questo prodotto è il rosso
Sul mercato sono disponibili guanti per la protezione rischi elettrici, di sei diverse classi di protezione da tensioni massime d’ esercizio. Per assicurarne una corretta indicazione, sono contrassegnati da un’apposita etichetta ben visibile e di un colore specifico (codice colore) che indica la resistenza alla tensione. La classe minima viene identificata con il doppio zero 00 laddove uno spessore di poco superiore al centimetro, offre protezione fino a 500 Volt di corrente alternata (AC 500 V); ecco una tabella utilizzata da uno dei principali produttori:
CLASSE 00 – SPESSORE 1,10 – TENSIONE MASSIMA 500 V – ETICHETTA COD.COL BEIGE
CLASSE 0 – SPESSORE 1,60 – TENSIONE MASSIMA 1.000 V – ETICHETTA COD.COL ROSSO
CLASSE 1 – SPESSORE 2,10 – TENSIONE MASSIMA 7.500 V – ETICHETTA COD.COL BIANCO
CLASSE 2 – SPESSORE 2,90 – TENSIONE MASSIMA 17.000 V – ETICHETTA COD.COL GIALLO
CLASSE 3 – SPESSORE 3,60 – TENSIONE MASSIMA 26.500 V – ETICHETTA COD.COL VERDE
CLASSE 4 – SPESSORE 4,10 – TENSIONE MASSIMA 36.000 V – ETICHETTA COD.COL ARANCIO

Un largo impiego di queste protezioni viene riscontrato nelle Industrie di Produzione e Trasformazione dell’Energia, nelle Officine Elettriche, nelle Imprese di Installazione e Manutenzione di Apparati Industriali ad Alta Tensione e nelle Industrie dei Trasporti e delle Telecomunicazioni

GUANTI RIUTILIZZABILI – CONTATTO ALIMENTARE

Nel settore alimentare, i guanti comunemente utilizzati ricordano per dimensioni e forme quelli casalinghi utilizzati per il lavaggio delle stoviglie; la differenza però, è sostanziale, quando questi sono soggetti a regole e normative tipiche della pubblica ristorazione, della gestione delle comunità, o delle fabbriche di produzione nel settore alimentare. In questi casi, il riferimento normativo da prendere in considerazione è quello del settore chimico, con i dettagliati riferimenti sulle classi di protezione

Il materiale più largamente impiegato, è senz’altro il nitrile, seguito dal lattice, per i cosiddetti riutilizzabili, che devono mantenersi inalterati dopo utilizzo continuativo a almeno 40° per un lasso importante di tempo (es. 120 minuti). Lunghi almeno 30 cm, e con la possibilità di essere indossati sopra guanti di cotone, sono lavabili e sterilizzabili tanto esternamente quanto internamente, e sono in genere di colore verde o blu chiaro.
I guanti in nitrile hanno uno spessore di circa 0,20 mm e offrono una protezione chimica 3a Categoria Tipo A ≥ 7
I guanti in lattice hanno uno spessore di circa 0,40 mm e offrono una protezione chimica 3a Categoria Tipo A 6

I guanti in TPE (Guanti Termoplastici Elastomeri) sono tecnicamente riutilizzabili anche se per impieghi brevi e non intensivi, ambidestri, e confezionati nei tipici dispenser dei monouso. Classificati in protezione chimica 1° Categoria (rischi minimi) non idonei per le alte temperature, sono più corti, molto sottili (ca 0,07 mm) e poco aderenti; apprezzati per la loro resistenza e per l’ottima presa nella versione zigrinata, trovano largo impiego nella ristorazione professionale. Il colore generalmente impiegato è il blu

GUANTI MONOUSO – NITRILE

I guanti in nitrile sono guanti monouso realizzati con una composizione a base di AcriloNitrile e Butadine, precisamente Nitrile Buthadiene Rubber è un materiale di origine sintetica derivato dalla polimerizzazione dell’Acrylonitrile e del Butadiene. Appartiene alla famiglia delle gomme e proprio per questa caratteristica, a differenza del PVC, viene lavorato allo stato liquido

I guanti in nitrile monouso nascono come alternativa a quelli in lattice per l’utilizzo da parte di soggetti già allergici e per prevenire sensibilizzazioni legate all’utilizzo intensivo, la loro enorme diffusione si deve alla loro eccezionale resistenza, durata, ed alla loro polivalente protezione chimica. Il nitrile è inoltre idoneo al contatto con alimenti grassi, in osservanza delle normative MOCA (materiali e oggetti destinati al contatto con alimenti).

La principale differenziazione tra le varie tipologie di guanti in nitrile presenti sul mercato riguarda lo spessore, e di conseguenza la resistenza; per principio generale, maggiore spessore corrisponde a maggiore resistenza
Scelto lo spessore, è possibile avere guanti in nitrile con o senza polveri che, nella parte interna, facilitano l’inserimento della mano, ma possono, a lungo andare, provocare processi di sensibilizzazione e conseguenti irritazioni
Recentemente, un altro elemento di scelta disponibile per i guanti in nitrile, riguarda il cosiddetto “grip” ovvero la capacità del guanto di trattenere oggetti umidi o addirittura unti, ottenuta grazie all’impiego della cosiddetta tecnologia antiscivolo

I guanti in nitrile più performanti (comunemente indicati con aggettivi come strong, heavy, o forte) offrono protezione chimica 3a Categoria Tipo B ≥ 4, pesano circa 10gr cad, hanno uno spessore superiore a 0,15 mm, e con ben 30cm di lunghezza proteggono anche il polso

Sono maggiormente impiegati nell’industria meccanica, nelle officine di manutenzione e riparazione, e nei reparti industriali o artigianali di verniciatura. Si identificano spesso con il colore nero
Scendendo di spessore sotto gli 0,15 mm , pur mantenendo la medesima protezione chimica, dai 7 ai 5 grammi di peso, l’impiego viene allargato ai laboratori medici e chimici, e all’alimentazione professionale. Le colorazioni più frequenti sono il nero, il blu o l’arancio

Si cambia decisamente grado di resistenza (utilizzando comunemente aggettivi come regular, standard, o normali) scendendo al di sotto di 4 grammi di peso, e con uno spessore inferiore a 0,10 mm laddove aumenta la sensibilità e quindi la possibilità di affrontare lavori di maggior precisione e minori rischi meccanici, come l’estetica, l’alimentare, e l’officina leggera. In questo segmento è possibile trovare una ricca gamma di varianti per la lunghezza, il colore, e la ruvidità, con l’impiego della tecnologia antiscivolo. Normalmente anche in questa fascia di prodotto, la protezione chimica è 3a Categoria Tipo B ≥ 4
Con uno spessore di 0,08 mm e un peso di ca 4 grammi, i guanti in nitrile offrono una straordinaria sensibilità ed è possibile trovare prodotti con protezione chimica 3a Categoria Tipo B ≥ 4 oppure 3a Categoria Tipo B ≥ 3 destinati specificatamente all’utilizzo medico tanto da riportare l’indicazione di guanto da esame; per questo genere di utilizzo sono preferiti privi di acceleratori e/o polveri; in campo medicale sono utilizzati diversi colori (es. verde, celeste, viola, ambra, blu, etc)

Lo spessore minimo si raggiunge a 0,07 mm con un peso di ca 3 grammi; i guanti in nitrile con queste caratteristiche offrono protezione chimica 3a Categoria Tipo C1 e una resistenza abbastanza limitata. Con il vantaggio della massima economicità, è tipico l’utilizzo in estetica, nel bricolage leggero, e nella somministrazione alimentare. La protezione chimica è la minima, ossia 1a Categoria
La colorazione più diffusa è il celeste

GUANTI MONOUSO – LATTICE

Per questo genere di guanti viene impiegato il lattice di gomma, materiale naturale estratto dall’albero della gomma (Hevea brasiliensis). I guanti sono prodotti con un procedimento di più fasi utilizzando apposite forme che vengono immerse nel lattice naturale, nel colorante, e infine nel termo-indurente. Le peculiarità di questo prodotto sono: l’utilizzo di fonti rinnovabili, l’elasticità, la sensibilità e la conseguente straordinaria manualità

I guanti in lattice più performanti (comunemente indicati con aggettivi come strong, heavy, o forte) offrono protezione chimica 3a Categoria Tipo A6B, pesano circa 19gr cad, hanno uno spessore superiore a 0,30 mm, e con ben 30cm di lunghezza proteggono anche il polso

Sono maggiormente impiegati nell’industria meccanica, nelle officine di manutenzione e riparazione, nelle pulizie professionali, nel settore medicale e nell’industria alimentare. Si identificano spesso con il colore blu

Scendendo di spessore sotto gli 0,25 mm, scende anche la protezione chimica a 3a Categoria Tipo B ≥ 4, dove sono sufficienti 6 grammi di peso, per assicurarne l’impiego nei laboratori medici e chimici, in estetica, e nell’alimentazione professionale. Le colorazioni più frequenti sono il verde, il celeste e ambra

Si cambia decisamente grado di resistenza (utilizzando comunemente aggettivi come regular, standard, o normali) scendendo ai 6 grammi di peso, e con uno spessore uguale o inferiore a 0,12 mm laddove aumenta la sensibilità, importante nel settore medicale, estetico o anche in quello alimentare. Normalmente in questa fascia di prodotto, la protezione chimica è 3a Categoria Tipo C1

Con uno spessore di 0,10 mm e un peso di ca 5 grammi, i guanti in lattice offrono una straordinaria sensibilità ma viene fortemente limitata la protezione chimica che risulterà di 1a Categoria. Apprezzato per la sua economicità, ma di limitata resistenza, è di norma sconsigliato l’utilizzo di questa tipologia di guanti nel settore chimico e medicale risultando invece ideali per il settore dell’estetica, dell’alimentazione, del bricolage leggero, e soprattutto delle pulizie. La colorazione più comune è quella bianco-lattice

GUANTI MONOUSO – VINILE

I guanti in nitrile sono altamente performanti ma non sono di certo economici
I guanti di lattice contengono sostanze proteiche che sono la principale fonte di sensibilizzazione cutanea e quindi di allergie
Uno dei maggiori vantaggi dell’utilizzo dei guanti in vinile è proprio la loro composizione, che li rende ipoallergenici
Sono monouso e realizzati utilizzando il PVC (Poli Vinyl Cloruro o cloruro di polivinile) e DINP (ftalati) risultando pratici, leggeri, malleabili, morbidi ed elastici; sono disponibili con e senza polvere, un leggero strato di amido di mais che favorisce la calzata del guanto e l’assorbimento del sudore ma che può essere causa di processi di sensibilizzazione
Dallo spessore dipende la resistenza e la protezione chimica che sarà 3a Categoria Tipo B3 con spessori di poco inferiori a 0,10 mm e con un peso di 5 grammi su guanti da 24 cm per poi scendere a 3a Categoria Tipo C1 per spessori da 0,08, fino a protezione chimica di semplice 1a Categoria per spessori attorno ai 0,07 mm con 4 grammi di peso
I guanti in vinile, proporzionalmente al proprio spessore, resistono agli agenti chimici come acidi e basi forti, sali, altre soluzioni acquose e acidi deboli; resistono anche agli oli e al petrolio; sono indicati per attività di breve durata e con un’alta frequenza di cambio, come l’uso domestico, alimentare, in campo estetico e per l’assistenza infermieristica
Sono molto apprezzati in taluni settori come nell’alimentare, consentendo agli operatori di sfilarli e rindossarli in modo rapido e semplice, o come nella pulizia in alberghi e ospedali, per il cambio della biancheria da letto e delle toilette

I guanti in vinile soddisfano tutti i requisiti per i test di sicurezza microbiologica e per il basso rischio chimico e risultano quindi sorprendentemente adatti per l’uso in ambienti sanitari, medicali e odontoiatrici, in quanto conformi alla norma sui guanti di protezione medica e in quanto idonei alla protezione del paziente e dell’operatore contro qualsiasi rischio biologico e chimico